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IV - Indagine sul potenziale di carbonio dei nuovi ecosistemi polari

Un gruppo di ricerca sta indagando le possibilità di esportazione e cattura del carbonio blu nelle comunità biologiche polari emergenti.

L’obiettivo è quello di sviluppare un modello che possa orientare le decisioni dei responsabili delle politiche e di chi gestisce gli effetti delle azioni umane sui serbatoi di carbonio blu.

Marja Koski, coordinatrice del progetto SEA-Quester

I cambiamenti climatici stanno causando modifiche radicali nell’ambiente e nell’ecologia delle regioni polari, portando alla creazione di nuovi ecosistemi marini. «I nuovi ecosistemi sono quelli che emergono in aree che in precedenza erano coperte dai ghiacci in modo permanente: comprendono sia gli habitat costieri, come i letti di macroalghe, sia le zone di oceano aperto dove le dinamiche della fioritura del fitoplanctonFitoplanctonmicrorganismi che vivono nell’acqua e si nutrono tramite la luce solare. Sono una componente fondamentale della rete alimentare di mari, fiumi e laghi. potrebbero cambiare», spiega Marja Koski, docente presso l’Istituto nazionale delle risorse acquatiche del Politecnico di Danimarca(si apre in una nuova finestra) (DTU Aqua) e coordinatrice del progetto SEA-Quester. Nuovi ecosistemi possono comparire anche quando la distribuzione delle specie cambia a causa delle mutate condizioni ambientali. Il picco di distribuzione di molte specie si sta allontanando dalle temperature più calde delle latitudini più basse, andando verso i poli, un avvenimento che potrebbe generare nuove combinazioni di specie all’interno delle comunità. Il progetto SEA-Quester, finanziato dall’UE, si prefigge di studiare questi nuovi ecosistemi e di valutarne lo stoccaggio, l’esportazione e il sequestro del carbonio. L’èquipe svolgerà una serie di navigazioni oceaniche e di esperimenti di laboratorio, seguiti da ricerche e analisi delle implicazioni dei nuovi ecosistemi polari per la biodiversitàbiodiversitàmisura del numero e della varietà di organismi diversi (tra cui piante, animali, funghi e microbi) presenti in un habitat. Il degrado ambientale comporta tipicamente una diminuzione della biodiversità. marina, nonché del loro ruolo nel sistema climatico globale. SEA-Quester esplorerà nuovi ecosistemi in diverse aree di interesse nell’Artico (Groenlandia orientale e occidentale, Stretto di Fram e Svalbard), nel sub-Artico (Mar Baltico) e nell’Antartico (Georgia del Sud e Oceano Meridionale). I ricercatori useranno alcune set di dati esistenti e nuove osservazioni e modelli, effettueranno numerose navigazioni nella Groenlandia orientale, nelle Svalbard e in altre località e svolgeranno attività a terra, ad esempio nella baia di Disko in Groenlandia. «Combinando queste serie di dati, riusciremo a comprendere gli stock di carbonio bluCarbonio bludescrive i flussi e lo stoccaggio di carbonio negli ecosistemi marini, determinati da fattori biologici e che possono essere gestiti. Tali ecosistemi comprendono mangrovie, paludi salmastre e praterie sottomarine. Se degradati, è probabile che gli ecosistemi di carbonio blu rilascino nuovamente il carbonio nell’atmosfera., i tempi di permanenza del carbonio in questi diversi serbatoi e le ripercussioni dei cambiamenti ambientali», aggiunge Koski. Queste conoscenze forniranno informazioni preziose per definire i modelli e per i modelli del sistema Terra. «L’obiettivo è quello di sviluppare un modello che possa orientare le decisioni dei responsabili delle politiche e di chi gestisce gli effetti delle azioni umane sui serbatoi di carbonio blu», spiega Koski. «Ci auguriamo che i risultati aiutino a comprendere meglio se il carbonio blu contribuisce o meno alla rimozione della CO2.»