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Revitalising Languages and Safeguarding Cultural Diversity

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La conservazione delle lingue minoritarie aiuta a salvaguardare comunità e culture

La collaborazione con le comunità linguistiche europee minoritarie ha aiutato i ricercatori a creare strumenti per preservare le lingue stesse, insieme alle culture e alle identità che creano e riflettono.

Nonostante quasi tutti i Paesi europei abbiano lingue regionali e minoritarie, molte non sono riconosciute o protette. Al di là del rischio di perdere alcuni beni culturali europei intraducibili, come le poesie o le canzoni, questa mancanza rischia di cancellare identità e culture, insieme alle memorie e alle emozioni collettive, gli ingredienti del patrimonio immateriale comune dell’Europa. «Alcune lingue sono rese minoritarie, ovvero sono emarginate fino a scomparire. Questo probabilmente è dovuto a una combinazione di fattori, tra cui una limitata copertura mediatica delle lingue minoritarie, l’abbandono o la soppressione da parte della politica, la riduzione delle possibilità di insegnamento o il semplice allontanamento di un maggior numero di persone per motivi di istruzione o economici», afferma Gisela Hagmair, coordinatrice del progetto RISE UP(si apre in una nuova finestra). In stretta collaborazione con i membri delle comunità linguistiche, RISE UP ha creato strumenti linguistici pratici, sostenuti da raccomandazioni politiche, per aiutare a invertire questa tendenza.

Identificare le risorse per aiutare a preservare le lingue minoritarie

RISE UP ha concentrato l’attenzione su cinque lingue minoritarie, aranese, arumeno, croato del Burgenland, cornico e seto, ognuna delle quali riflette un contesto diverso. Sono pochissime, ad esempio, le persone che tuttora parlano aranese, che sta lottando per sopravvivere nonostante il sostegno del governo. Il cornico, invece, nonostante sia stato dichiarato più volte lingua morta, ha una comunità di parlanti in crescita. Per identificare al meglio le risorse più efficaci per preservare queste lingue minoritarie, l’équipe di ricerca ha usato un questionario che ha valutato le percezioni intracomunitarie dello stato attuale della lingua, delle risorse disponibili e dei fattori di pericolo. A ciò si è aggiunto un lavoro etnografico che ha permesso al gruppo di ricerca di partecipare a eventi culturali e di aumentare la fiducia della popolazione. I risultati hanno contribuito a realizzare la serie di strumenti digitali(si apre in una nuova finestra) RISE UP, creata insieme ai membri delle comunità linguistiche. Gli strumenti, accessibili tramite un’app e un portale online, includono alcune buone prassi sull’«Assunzione del rischio linguistico» e sui «Programmi di mentoring», e includono funzionalità per creare attività interattive come gli esercizi gamificati, un forum e un database di risorse in cui è possibile effettuare ricerche(si apre in una nuova finestra). «Le comunità hanno già a disposizione lezioni di croato del Burgenland e di seto, oltre che giochi linguistici per l’aranese, l’arumeno e il cornico», spiega Hagmair, che lavora presso MINDS & SPARKS(si apre in una nuova finestra), l’ente che ospita il progetto. L’équipe ha anche prodotto e pubblicato una mappa linguistica(si apre in una nuova finestra), che rappresenta le lingue ufficiali, le lingue regionali e minoritarie e le lingue riconosciute e non riconosciute nell’Unione Europea, oltre che in Albania, in Macedonia del Nord, in Serbia e nel Regno Unito, e che elenca le misure legali in vigore per la loro tutela. RISE UP ha anche organizzato attività culturali come Voices of Community(si apre in una nuova finestra), una residenza per artisti a Barcellona con musica e poesia nelle lingue minoritarie, e una mostra itinerante(si apre in una nuova finestra) con opere d’arte e informazioni provenienti dalle cinque comunità linguistiche di cui si è occupato il progetto. A queste iniziative si aggiungono gli eventi di networking(si apre in una nuova finestra) su temi come l’intelligenza artificiale per le lingue minoritarie e un workshop sulla traduzione audiovisiva.

Creare il quadro politico di sostegno necessario

Sebbene esistano politiche solide dell’UE in materia di lingue minoritarie e lingue meno usate, queste norme non sono vincolanti, non sono state ratificate e talvolta non sono nemmeno state firmate da tutti i Paesi, ad esempio: la Carta europea delle lingue regionali o minoritarie(si apre in una nuova finestra) e la Convenzione quadro per la protezione delle minoranze nazionali(si apre in una nuova finestra). Di conseguenza, RISE UP ha sviluppato cinque serie di www.riseupproject.eu/recommendations (raccomandazioni politiche) incentrate su: istruzione e ricerca, visibilità culturale, socializzazione, benessere e partecipazione alle decisioni da parte della comunità, governance e innovazione digitale; intelligenza artificiale generativa per le lingue minoritarie; sostegno e finanziamento, coinvolgimento della comunità e visibilità sociale; linee guida per i linguisti che lavorano con le comunità linguistiche in pericolo e costruzione di reti e alleanze. «Le politiche future dovrebbero affrontare la questione della qualità e della quantità variabili della ricerca sulle lingue minoritarie; infatti, alcune lingue vengono studiate eccessivamente e altre non abbastanza. Sono necessarie ulteriori ricerche anche sulle lingue minoritarie non in pericolo, come l’estone, a lungo reso minoritario dal russo. Inoltre, le lingue migranti e le diaspore, anche all’interno di un paese, dovrebbero essere accolte», aggiunge Hagmair.

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