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UPSCALING THE BENEFITS OF PUSH-PULL TECHNOLOGY FOR SUSTAINABLE AGRICULTURAL INTENSIFICATION IN EAST AFRICA

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Arruolare la natura per aumentare la resa dei raccolti

Combinazioni intelligenti di colture e vegetazione circostante possono ridurre il numero di parassiti, rendendo i pesticidi meno necessari per gli agricoltori di sussistenza.

I piccoli agricoltori si trovano ad affrontare la sfida di produrre alimenti in modo efficiente su terreni limitati, guadagnandosi da vivere e adattandosi al contempo a condizioni climatiche sempre più estreme e imprevedibili. Al tempo stesso, conosciamo già i danni che l’intensificazione agricola convenzionale, ad esempio attraverso l’impiego di pesticidi e fertilizzanti sintetici, provoca agli ecosistemi e alla salute umana. E se potessimo sfruttare i meccanismi dei sistemi naturali per produrre una maggior quantità di colture per ettaro, in modo resiliente ai cambiamenti climatici e rispettoso della biodiversità? È questa l’ipotesi che il progetto UPSCALE(si apre in una nuova finestra) intende verificare. Per valutare le strategie di intensificazione agroecologica, il progetto ha utilizzato il cosiddetto approccio «push-pull». «Il metodo push-pull è un metodo per la gestione dei parassiti delle colture dal basso verso l’alto che sfrutta il modo in cui le specie interagiscono tra loro per respingere (ovvero spingere, «push») gli insetti nocivi fuori dai campi di mais e/o per intrappolarli (ovvero attirare, «pull») all’interno o ai margini della coltura», spiega Emily Poppenborg Martin(si apre in una nuova finestra), coordinatrice di UPSCALE. Come spiega Poppenborg, che riveste il ruolo di docente di Ecologia animale presso l’Istituto di Ecologia animale e Sistematica dell’Università di Giessen(si apre in una nuova finestra), in Germania, ciò si ottiene piantando una coltura intercalare, di solito una leguminosa chiamata Desmodium spp., tra le radici del mais per poi circondarla con erbe che fungono da trappole per i parassiti. «Ad esempio, affiancandola a piante in cui i parassiti non possono svilupparsi fino alla maturità. In pratica, stiamo arruolando la natura per proteggere i raccolti.» Nonostante i numerosi vantaggi offerti, l’efficacia del sistema push-pull varia notevolmente da regione a regione; sebbene i campi circostanti possano influenzare fortemente le interazioni ecologiche all’interno del terreno coltivato, questo aspetto è stato sino ad ora studiato in maniera insufficiente, osserva Poppenborg. Allo stesso tempo, i livelli di adozione da parte degli agricoltori non sono così elevati come ci si potrebbe aspettare, considerando il potenziale esistente. «Pertanto, nell’ambito del progetto UPSCALE ci siamo proposti di comprendere questa variabilità, di identificare come e quando il sistema push-pull potrebbe essere integrato al meglio nei sistemi agricoli e cosa sarebbe necessario per sviluppare una tecnologia agroecologica come il push-pull su larga scala.»

Sfruttare la tecnologia e potenziare le reti umane per soluzioni basate sulla natura

Per analizzare ulteriormente questo aspetto, il progetto ha utilizzato trappole intese a campionare coleotteri, ragni e insetti volanti, nemici naturali dei parassiti del mais, ha esaminato le piante di mais per valutare i danni causati dai parassiti e ha raccolto tali colture per stimarne la resa. Il progetto UPSCALE ha inoltre utilizzato sensori di campo innovativi per rilevare le sostanze volatili emesse dalle piante nel sistema di coltivazione consociata e si è avvalso del telerilevamento satellitare per mappare l’uso del suolo e valutare le risposte della vegetazione ai fattori climatici, effettuando inoltre la modellizzazione dell’impatto esercitato dai cambiamenti nel sistema socio-ecologico in cui è radicato il meccanismo push-pull. Per misurare l’adozione, il team ha condotto oltre 150 interviste con piccoli agricoltori e informatori esperti in tre diverse fasi d’indagine e ha collaborato con le parti interessate per valutare i benefici e mappare le catene del valore. «Abbiamo identificato ostacoli e opportunità per l’espansione e abbiamo co-progettato delle tabelle di marcia per stabilire quando, dove e come estendere le pratiche del sistema push-pull su vasta scala.» Il progetto ha quindi concepito congiuntamente delle sperimentazioni con gli agricoltori e ha messo in atto nuove strategie di divulgazione, con l’obiettivo di superare ostacoli come quelli causati dal pascolo libero del bestiame.

Cambiamenti ambientali provenienti dall’interno della comunità

Il progetto ha coinvolto intere comunità, dove agricoltori e ricercatori hanno co-progettato soluzioni come siepi vive e vivai per le piante di Desmodium. Gli agricoltori hanno inoltre collaborato alla progettazione e alla sperimentazione di soluzioni per consentire la rotazione delle colture e per integrare il sistema push-pull con altre colture alimentari quali pomodori e cavolo riccio, come descritto nel documento sulle migliori pratiche del progetto(si apre in una nuova finestra). Come osserva Poppenborg: «Per me, la scoperta più sorprendente riguarda l’importanza delle comunità e della massa critica: se un’intera comunità si unisce per implementare il modello push-pull, le reti sociali si rafforzano e si appropriano della tecnologia adattandola alle proprie esigenze, gestendola di conseguenza e sviluppando nuove catene del valore creative.» Dopo aver incluso con successo l’approccio push-pull come strategia resiliente ai cambiamenti climatici tra le strategie agroecologiche riconosciute a livello nazionale dai paesi partner, questi ultimi si stanno concentrando sull’integrazione delle lezioni apprese con il push-pull nell’ambito dei servizi di divulgazione agricola e sulla progettazione di politiche a sostegno delle transizioni agroecologiche.

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