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Indigenous women, nonhuman world and gender: Comparing the Amazon and Siberia

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Il valore delle prospettive indigene sul mondo più-che-umano

Attribuire personalità e capacità di agire ai fenomeni naturali, come fanno molte comunità indigene, potrebbe rivoluzionare il modo in cui affrontiamo le questioni ambientali.

Molte comunità indigene considerano gli animali, i fiumi, le montagne e le foreste non semplicemente come parte della natura, ma come esseri a sé stanti. «Le società occidentali tendono a considerare la natura come qualcosa di separato dagli esseri umani – da possedere, gestire o proteggere; mentre molte comunità indigene vedono i fenomeni naturali come esseri con cui intratteniamo relazioni a lungo termine, responsabilità e obblighi reciproci», afferma Selcen Küçüküstel, ricercatrice principale di ecofem.indi. Il progetto, finanziato dal programma di azioni Marie Skłodowska-Curie(si apre in una nuova finestra), ha analizzato le implicazioni di questa prospettiva per le questioni ambientali, poiché sposta l’attenzione dai dibattiti sulle risorse verso l’incontro tra diversi modi di comprendere il mondo e i suoi abitanti. «Piuttosto che essere semplicemente popolazioni vulnerabili, le comunità indigene possiedono una conoscenza preziosa su come convivere con l’ambiente e prendersene cura», aggiunge l’autrice. Rilevando la prospettiva prevalentemente incentrata sull’uomo del classico animismo(si apre in una nuova finestra), dello sciamanesimo e degli studi sul rapporto uomo-natura, la ricercatrice ha adottato anche una prospettiva di genere per la sua ricerca. «Le studiose ecofemministe hanno da tempo messo in luce i legami tra il modo in cui le società trattano la natura e le donne, ma spesso si sono concentrate su questioni come l’accesso alla terra o il ruolo delle donne come figure di cura. Riconoscere le donne come leader spirituali contribuisce a rendere più inclusive le politiche di conservazione e ambientali», osserva.

Un dialogo tra la Siberia e l’Amazzonia

L’esperta ha attinto alle sue precedenti ricerche condotte con gli allevatori di renne Dukha(si apre in una nuova finestra) in Mongolia, estendendole all’Amazzonia colombiana. «Entrambe sono affascinanti dal punto di vista antropologico, poiché hanno ispirato molti concetti dell’antropologia ambientale», osserva. Il lavoro etnografico sul campo della ricercatrice ha comportato la convivenza con una famiglia indigena dell’Amazzonia colombiana, partecipando alla vita quotidiana. A questa osservazione partecipativa si sono affiancate interviste approfondite, sia con donne che con uomini, oltre a focus group con donne e diverse generazioni per esplorare le prospettive di genere e ambientali. Sono state riscontrate somiglianze tra le due comunità: entrambe, ad esempio, si riferiscono a foreste, montagne, fiumi e animali come vicini, parenti o esseri con cui intrattenere relazioni reciproche. «Il mio precedente lavoro sul campo in Siberia mi ha aiutato ad avviare conversazioni in Amazzonia. Ad esempio, quando ho raccontato ai Ticuna colombiani(si apre in una nuova finestra) di una montagna sacra in cui i Dukha chiedono il permesso a uno spirito prima di entrarvi, hanno immediatamente condiviso storie simili”, osserva. I metodi di visualizzazione hanno assunto un ruolo importante nel progetto: una telecamera a 360 gradi ha permesso ai partecipanti di rappresentare se stessi e di creare una documentazione visiva immersiva della vita quotidiana e delle relazioni.

Andare oltre le semplici supposizioni sui ruoli delle donne

Il fatto che le donne indigene raccontassero le proprie storie ha permesso all’autrice di andare oltre gli stereotipi, verso esperienze e prospettive più diversificate. Ad esempio, un risultato comune della ricerca era stata la minaccia rappresentata dalle industrie estrattive nei territori indigeni, non solo per le foreste, i fiumi e la biodiversità, ma anche per i ruoli sociali delle donne, i loro mezzi di sussistenza e i loro sistemi di conoscenza. Ma secondo Küçüküstel: «Le donne spesso possiedono conoscenze ecologiche di grande valore sulle piante medicinali, sulla guarigione, sui sogni e sui rapporti con gli esseri non umani, anche se non vengono definite “guaritrici”. Anziché essere vittime della distruzione ambientale, le donne indigene esercitano una grande influenza». Eppure, nonostante questo status a livello familiare, la ricercatrice ha comunque riscontrato che la leadership pubblica rimaneva in gran parte dominata dagli uomini, suggerendo che conoscenza e autorità pubblica non sempre coincidono. «L’antropologia ha forse talvolta trascurato forme di conoscenza meno visibili, praticate in contesti più privati o domestici. Intendo approfondire questo aspetto, indagando nuovi contesti e contribuendo al contempo alle discussioni sulla giustizia ambientale, l’istruzione e modi di vita più sostenibili», aggiunge. Attualmente Küçüküstel sta continuando ad analizzare il materiale raccolto sul campo e a preparare pubblicazioni, mentre sta anche pianificando il lancio di una www.livinggeographies.com (piattaforma multimediale interattiva) di contenuti raccolti sul campo, che consentirà ai visitatori di esplorare le prospettive indigene in modo più coinvolgente.

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